«E’ un quiz, non si può giudicare un insegnante con questo metodo: 50 domande in 50 minuti. Si passa dai proverbi alle equazioni. Un test uguale per tutti, senza suddivisione per area tematica di insegnamento né per scuola». E’ l’opinione critica di tanti insegnanti all’ingresso del test. Ma tant’è. Questo è stato deciso per scremare il numero degli insegnanti che ambiscono al ruolo. Ad Empoli i test sono stati fatti al liceo Pontormo, al Fermi e alle scuole medie Busoni. Erano attese 356 insegnanti (altrettanti oggi), ma in tanti non si sono presentati. Qualcuno ha cominciato da poco passando da una supplenza all’altra. Altri, invece, conoscono il meccanismo degli incarichi a tempo da decenni. Niente fogli e documenti da compilare, si faceva e si farà tutto al computer nei laboratori di informatica delle tre scuole. Non si sono verificati problemi particolari nella trasmissione dei dati.
Il risultato viene comunicato subito dopo aver finito il test: in pochi minuti si conosce se si rimane in corsa per il ruolo o se si dovrà rinunciare. L’esperienza maturata ha poco peso. La percentuale degli ammessi è al di sotto del 50%: «Non era difficilissimo — spiegano due bocciati — ma il test richiedeva competenze che quando abbiamo cominciato ad insegnare non erano obbligatorie». «Bisognava fare più di 35 punti. La tensione era tanta», affermano all’uscita Samira e Francesca. Le prove si sono svolte su quattro turni, due al mattino e due al pomeriggio: «Sì, sono passata — racconta Elisa Petrocelli —. Ora aspetterò le prove scritte, le date verranno comunicate il 15 gennaio. Non è il modo di giudicare un’insegnate, ma è andata bene». Il metodo ha scontentato un po’ tutti: «Le capacità pedagogiche non rientrano in questo test — afferma Benedetta Rigoli —, è questione anche di fortuna. Non sono passata per pochissimo. Adesso, continuerò a lavorare con gli incarichi annuali. Sarà per la prossima occasione…».