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Sto dalla parte degli insegnanti bocciati al concorsone

By: admin | Date: 19 dicembre 2012 | Categories: Senza categoria

A dare conto ai risultati dei quiz, ben 2 su 3 degli oltre 320.000 candidati per 11.542 posti da insegnante, non erano idonei all’incarico per il quale concorrevano, non avendo neppure ottenuto il punteggio minimo di accesso per sostenere la prova successiva. Insomma, i test, secondo chi li ha voluti e li ha pensati, hanno evitato che la nostra scuola venisse invasa da un esercito di ignoranti o, nella migliore delle ipotesi, impreparati a formare le future generazioni.

Sempre secondo i dati e le logiche ministeriali, la quantità di ignoranza addirittura tracima in Sicilia, dove i bocciati sono addirittura 3 su 4, a fronte di 20.000 partecipanti per soli 1.194 posti. Meno di 5 mila gli idonei e pochissimi tra questi con voti alti, a testimoniare che anche chi è stato promosso non ha particolarmente brillato.

Fin qui l’esito matematico delle prove. Naturalmente l’occasione era troppo ghiotta, ed i numeri troppo eclatanti per sfuggire alla voglia di approfondimento dei giornali; ed allora ecco pronte due simulazioni differenti: da un lato un giornalista infiltrato esperto di enigmistica, dall’altro uno dei dieci studenti universitari più intelligenti d’Italia. Ebbene il primo supera agevolmente il test, il secondo non ottiene nemmeno il punteggio minimo.

In questo breve confronto c’è tutto il limite dei test concepiti dai vertici del ministero ed avallati da esperti che forse troppo esperti non sono alla luce dei fatti; si è trattato di una sequela infinita di quiz che con la scuola c’entravano poco e niente, molto più simili alla prova finale degli “Scommettiamo” di Bongiorniana memoria piuttosto che ai parameri valutativi oggettivi, se mai ne esistono, che possano distinguere un buon e capace formatore da uno in potenza meno bravo ed efficace. Insomma, anni ed anni di studio, in alcuni casi anni di esperienza già acquisita, da precari, nell’insegnamento, venivano sacrificati sull’altare di una lotteria nella quale la fortuna, le capacità meramente mnemoniche e la frequentazione con la “Settimana Enigmistica”contavano più del sapere dell’inclinazione naturale, della predisposizione ad interpretare il delicato ruolo di insegnante.

Stavolta, permettetemelo, sto decisamene dalla parte degli esclusi,dalla parte di quanti magari non sanno cos’è un carter ma magari per anni sono andati ogni mattina, estate ed inverno, a decine di kilometri di distanza da casa, per insegnare in una sperduta scuola di campagna o in un istituto privato senza manco esser pagati, pur di potere, un giorno, diventare insegnanti. Per capirci, sto dalla parte di quelli che pur non conoscendo il significato di un termine scientifico o magari non ricordando la capitale del Benin, conoscono il significato di una carezza o di una parola sussurrata al momento giusto all’orecchio di uno studente in difficoltà.

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