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Atenei, Università San Raffaele è un’eccellenza!

Per quanto la scuola italiana abbia dei problemi e se ne parli spesso in termini negativi, non dobbiamo mai dimenticare che per certi versi rappresenta anche un’eccellenza, esistono degli atenei che vengono nel mondo riconosciuti come vere e proprie punte di diamante della cultura italiana.
Non sempre la ricerca e l’innovazione sono appannaggio degli stati esteri, molto spesso in luoghi relativamente vicini a noi, esistono delle punte di eccellenza che come tali possono renderci orgogliosi, il San Raffaele è una di quelle strutture che in tal senso rappresenta proprio questo.
La classifica riguarda il Sole 24 Ore, un giornale che da sempre è molto obiettivo e difficilmente tende a elevare strutture o atenei, senza avere prima elementi fondati in tal senso, in ogni caso l’Università San Raffaele è risultata al primo posto nei settori di propria competenza, parliamo di scienze mediche, filosofiche e psicologiche.
La cosa che ancora di più stupisce e rende giustizia a questa università è il fatto che gli atenei messi a confronto, staccano l’università San Raffaele di ben sei punti, rendendo ancora più evidente il successo e l’eccellenza che rappresenta questo ateneo.
Dopo quella del San Raffaele, vediamo subito dopo la Bocconi, leader nel settore dell’economia e della giurisprudenza, segue a breve distanza la Luiss di Roma, in ogni caso la classifica evidenza in maniera netta e precisa come esistano strutture che rappresentano da questo punto di vista vere e proprie eccellenze.
L’Università San Raffaele è un’eccellenza riconosciuta come tale non solo in Italia ma anche all’estero, per questo motivo ci sono giovani ricercatori che decidono di venire in Italia per poter studiare in questa prestigiosa struttura, un motivo che ancora di più deve far riflettere su un altro punto importante.
L’eccellenza è un modo concreto di lavorare e di operare, muovendosi in tal senso è possibile rendere grande e innovativo quello che di italiano abbiamo.

Scuola e riforma Giannini

Molto spesso nell’ambito della scuola si è parlato di meritocrazia e di come questa manchi completamente, in pratica docenti bravi che si impegnano e credono in quello che fanno, sono equiparati ai docenti che invece per varie motivazioni, non svolgono questo lavoro con il dovuto impegno, un problema che da sempre la scuola presenta.
Da più parti si è sempre sperato che in termini di governi e politica si intervenisse per sanare questi problemi nel mondo scolastico, proponendo delle riforme che andassero nella direzione giusta, parliamo quindi di aumenti di stipendio legati al merito del singolo docente che si è impegnato a fondo nella propria mansione.
Fino a questo momento tutto questo non è mai accaduto, la scuola ha sempre vissuto una decisa mancanza di meritocrazia, espressa nella politica di dare tutti lo stesso stipendio, questo ha sempre creato una sorta di disparità tra quelli che veramente si impegnano nel loro lavoro e quelli invece che non lavorano con la dovuta serietà.
Ora il governo Renzi, pare proprio voglia intervenire su questa decisa disparità che si è creata nel mondo della scuola, proponendo una riforma in termini di orario e di produttività dell’insegnante, la proposta è quella di portare l’orario a 36 ore settimanali e premi in termini di stipendio legate all’assunzione di nuove responsabilità da parte del corpo docente.
Il primo dubbio che emerge è quello legato al tipo di docente e a quale materia insegna, per esempio per docenti come quelli di matematica, il tempo utilizzato per la preparazione delle lezioni, per seguire gli incontri genitori insegnanti, esaurirebbero abbondantemente le ore a disposizione, con la conseguenza di un aggravio di lavoro, senza però poter ambire al premio in termini di stipendio.
Questo provvedimento, paradossalmente agevolerebbe docenti di materie meno impegnative come educazione fisica o religione, questi avrebbero tutto il tempo per seguire altre attività e arrivare al fatidico premio.
I dirigenti scolastici dovrebbero essere quelli che valutano il premio da erogare, peccato che in molti casi, pur essendocene di molto bravi, i criteri utilizzati sono di natura clientelare, una proposta di riforma insomma discutibile, da valutare con attenzione.

Scuola e fondi destinati

 

La scuola italiana è in sofferenza da anni, non lo dicono le statistiche ma la realtà di tutti i giorni, parliamo di edifici molto fatiscenti, questi non rispettano assolutamente le minime norme di sicurezza che renderebbero queste strutture sicure e adeguate alle esigenze degli scolari.

Ora come sempre si parla di cifre destinate al mondo della scuola, il governo Renzi ha deciso di destinare al mondo della scuola una parte delle risorse, cercando di recuperarle da varie vie, come sempre dalla cifra iniziale, siamo arrivati a ben altri budget.

Inizialmente si era parlato di una cifra che doveva aggirarsi intorno ai 3 miliardi e mezzo di euro, poi tra smentite e voci di corridoio varie, la cifra è stata rimodulata a 1 miliardo, una budget notevolmente ridotto rispetto a quello inziale.

Come sempre pesa una situazione economica, quella italiana nella quale c’è un completo ristagno, diventa difficile in una situazione del genere, poter reperire fondi sufficienti per tutti gli interventi che attualmente la scuola richiede, ricordiamo a tutti che la situazione è abbastanza seria.

343 mila alunni sono esposti a sostanze tossiche come l’amianto, oltre a questo bisogna parlare di edifici fatiscenti, con intonaco che cade dalle pareti e che spesso non rispettano neanche le più elementari norme in materia di sicurezza.

Palazzo Ghigi pur consapevole della situazione di emergenza nella quale la scuola si trova in termini di agibilità delle strutture nelle quali sono ospitati i ragazzi, riduce drasticamente il budget, vediamo ora nel dettaglio com’è divisa la cifra di questo fondo.

244 milioni dovrebbero arrivare dallo svincolo del patto di stabilità, questi saranno impiegati nella costruzione di nuove scuole e in opere di manutenzione, 510 milioni invece arrivano dal Fondo di sviluppo e coesione, questi dovranno servire per interventi di messa in sicurezza, decoro e piccola manutenzione.