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	<title>Blog Insegnanti.org</title>
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		<title>Insegnanti e mamme in rivolta Senza fondi la scuola muore</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 03:55:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Federica Pacella Brescia, 28 aprile 2012 &#8211; Per lavorare nella scuola non bastano più lauree e abilitazioni. Ci vuole anche un pizzico di eroismo. L’eroismo, ad esempio, dei tanti docenti che, mettendosi la mano sul cuore, sostituiscono i colleghi assenti gratuitamente, visto che i soldi per le supplenze non ci sono più. O l’eroismo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Federica Pacella</p>
<p>Brescia, 28 aprile 2012 &#8211; Per lavorare nella scuola non bastano più lauree e abilitazioni. Ci vuole anche un pizzico di eroismo. L’eroismo, ad esempio, dei tanti docenti che, mettendosi la mano sul cuore, sostituiscono i colleghi assenti gratuitamente, visto che i soldi per le supplenze non ci sono più. O l’eroismo di chi, sempre con la mano sul cuore, tiene corsi sportivi gratuitamente. Perché, in tempi di crisi, l’educazione fisica è un lusso e va tagliato. Pazienza se poi i genitori devono pagare fior di quattrini per mandare i ragazzini in palestra.</p>
<p>«Ma lo sport — sostiene Ennio Minello, insegnante di educazione fisica all’istituto comprensivo Est 1 di Brescia — non è una materia di serie B». E siccome Ennio ci crede in quello che fa, insieme ad altri colleghi, in questi mesi ha continuato a tenere corsi sportivi pomeridiani per gli studenti, sapendo che non sarà mai pagato. L’educazione fisica è solo la punta dell’iceberg. Le scuole vantano nei confronti dello Stato un credito certificato di un milione e mezzo: soldi messi a bilancio e mai arrivati. Fino ad oggi, si riusciva a campare comunque, grazie ai soldi stanziati dal Comune per il diritto allo studio, ma dal prossimo anno non si potrà contare più neanche su quelli. </p>
<p>Il primo segnale d’allarme l’avevano lanciato genitori e docenti dell’istituto comprensivo Sud 1, bocciando il bilancio preventivo 2012. «Non ci sono i soldi — commenta Nicola Fumagalli, uno dei genitori — neanche per comprare i detersivi: c’è allarme per l’igiene». La bocciatura del bilancio doveva essere un sasso nello stagno. E una prima risposta, in effetti, c’è stata. Giovedì sera, nell’aula magna della Bettinzoli, genitori e docenti di tante scuole bresciane si sono ritrovati per confrontarsi. I problemi sono uguali dappertutto. Nel comprensivo Nord 2, ad esempio, la scure si è già abbattuta sulle pulizie. «Sono stati ridotti i collaboratori scolastici – racconta Melinda Coco, una mamma – e così è impossibile avere le aule pulite ogni giorno». Per non parlare degli assistenti ad personam per gli studenti disabili: a Brescia si parla di un taglio di 160 insegnanti. Se fino ad oggi i genitori si erano fatti sempre carico dei problemi, pagando extra anche per comprare la carta igienica, ora il vento è cambiato e i genitori vogliono che all’istruzione ci pensi chi ne ha la competenza. Già fra due settimane il mondo della scuola bresciano scenderà in piazza. Ma la protesta, c’è da scommetterci, non finirà qui.</p>
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		<title>Gli insegnanti alla Fornero: &#8220;Non vogliamo caramelle&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 03:54:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Giuseppe Grasso (Discorso pronunciato in occasione della manifestazione del Comitato Quota 96) Buongiorno e benvenuti a tutti. Saluto innanzitutto la senatrice Bastico e l’onorevole Ghizzoni, poi il Direttivo al completo ed infine, last but not least, gli aderenti e amici del Comitato «Quota 96» giunti da ogni parte dello stivale per essere presenti alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Giuseppe Grasso</p>
<p>(Discorso pronunciato in occasione della manifestazione del Comitato Quota 96)</p>
<p>Buongiorno e benvenuti a tutti. Saluto innanzitutto la senatrice Bastico e l’onorevole Ghizzoni, poi il Direttivo al completo ed infine, last but not least, gli aderenti e amici del Comitato «Quota 96» giunti da ogni parte dello stivale per essere presenti alla nostra Manifestazione Nazionale. Tale evento tanto atteso – preparato con molta pazienza e fatica e di cui possiamo andare orgogliosi visto che ce lo siamo organizzato da soli – ufficializza la nostra esistenza, rafforza la nostra legittima richiesta e sancisce pubblicamente la denuncia di un diritto violato. Io non sono un oratore né un sindacalista ma un letterato, aduso al silenzio in cui si compie la scrittura. Quindi mi scuserete se invece di parlare a braccio leggerò dalle mie note, se al posto di una voce stentorea udirete una voce stentata. Era comunque urgente che i lavoratori della conoscenza di «Quota 96» levassero finalmente la voce.</p>
<p>Perché «Quota 96»? Perché la quota 96, prevista dalla riforma pensionistica Prodi-Damiano, è il risultato della somma del requisito anagrafico e del requisito contributivo. Stando a tale parametro, nel 2012, poteva essere collocato a riposo chi avesse maturato 60 anni di età e 36 anni di contributi oppure 61 anni di età e 35 di contributi, o ancora, sic et simpliciter, 40 anni di contribuzione a prescindere dall’età. Purtroppo la quota 96 è stata troncata dalle cesoie della blindatissima riforma Fornero. Riforma che ha abolito le pensioni di anzianità dal nostro sistema previdenziale in un modo troppo drastico, così drastico che, nei primi tempi, stentavamo a crederci. Parlo dello choc dovuto al fatidico «scalone» che ha eretto un muro di 6 anni per i pensionandi e non ha lasciato scampo a quella gradualità che era consuetudine delle riforme precedenti e che consentiva, fino al giorno prima, la transizione più morbida da un sistema all’altro. Così fece Dini nel ‘95 quando negoziò con i sindacati la sua riforma pensionistica. Così ha fatto Cesare Damiano nel 2007 con il sistema delle quote. L’assenza di una gradualità nell’innalzamento dell’età pensionabile, decretata invece dal governo Monti, è figlia – diciamolo subito – di una insensibilità cieca e irriguardosa, di una disumanità, spiace dirlo, senza precedenti. Non si possono cambiare le regole del gioco a ogni piè sospinto e ignorare le aspettative di chi, alla soglia del meritato (e sospirato) riposo, se l’è visto soffiare dalle mani. Il governo Monti dovrebbe smetterla di anteporre i numeri agli esseri umani!  </p>
<p>La ministra del Lavoro Fornero, membro di questo governo di tecnici anche professionalmente insigni, ha avviato una politica sociale di estrema durezza, ragionando in termini freddi e matematici. Riguardo alla sua riforma delle pensioni, difesa come un fortino, ha assunto posizioni categoriche, irremovibili, quasi fosse una sfida volta a raddrizzare il paese dei fannulloni assestandogli, al posto giusto, qualche robusto colpo. Questo tono da istitutrice vittoriana lo abbiamo riconosciuto quando ha asserito in tv che non era stata chiamata per «distribuire caramelle», o quando, qualche mese prima, non solo aveva annunciato sventure, versando lacrime, ma aveva contribuito a realizzare, facendole poi versare ad altri, noi compresi, le sventure annunciate. Con lei sembra avverarsi la terribile profezia di John Galbraith, e cioè che la politica è la scelta fra il disastroso e lo spiacevole. </p>
<p>La nostra nazione – già lacerata da tante sperequazioni e con il pericolo di una rivoluzione sociale, come ha denunciato qualche giorno fa don Mazzoleni – ha bisogno di governanti che ascoltino la voce dei lavoratori, che vadano incontro alle loro rimostranze con soluzioni adeguate, che rispettino il diritto alla loro progettualità di vita. L’atteggiamento sordo di Elsa Fornero e il suo dispotismo più tetragono vanno invece nella direzione opposta. Il trattamento discriminatorio nei nostri confronti ne è emblematica testimonianza. Spostare dal 31.12.2011 al 31.8.2012 la data cui far riferimento per maturare i requisiti utili a pensione non significa concedere privilegi, non significa regalare caramelle. Non è affatto così, egregia ministra, e lei dovrebbe fare ammenda invece di trincerarsi dietro un atteggiamento indisponente che non ammette repliche. Non sarebbe un male che rimeditasse la celebre esortazione di Spinoza: non ridere, non lugere, neque detestari, sed intelligere. </p>
<p>Lei non ha considerato le precedenti normative sulla previdenza scolastica e ha ignorato la specificità del nostro settore. Non ha voluto riconoscere che i ritmi della scuola – come chiarirà dopo di me Antonio Pane – sono scanditi per legge dall’anno scolastico e non dall’anno solare. Differire quindi la data al 31 agosto 2012, come noi reclamiamo, significa solo tener conto del fatto che i professionisti della scuola possono lasciare il servizio unicamente il 1 settembre di ogni anno. Non chiediamo favori personali, non chiediamo caramelle, ma quei diritti imprescindibili che sono sanciti dalla Costituzione. Quando la democrazia si guasta e fa corto circuito bisogna rimetterla in sesto. Ciò non può comunque avvenire solo a detrimento dei soliti contribuenti gravati da una pressione fiscale sempre più elevata. Di rigore non si può morire!</p>
<p>Il Presidente Monti ha qualificato astutamente il suo decreto «salva Italia» per arginare l’emergenza finanziaria e la recessione. Ha omesso però di dire che i veri salvatori dell’Italia, quelli che si sono fatti carico dei sacrifici economici del paese immolandosi sull’altare dell’austerità, quelli salassati dalle detrazioni quasi fino al prosciugamento, con i contratti bloccati e senza gli scatti di anzianità, quelli sono – come sempre – i lavoratori dipendenti. Non si attua una riforma previdenziale così corazzata senza il consenso dei sindacati e solo per ricavare elogi dall’Europa. Nessuno di noi ha mai creduto che i conti dell’INPS fossero dissestati. Le dichiarazioni rilasciate dal Direttore Mastrapasqua prima dell’attuale governo, volte a fugare il caos e la confusione sull’argomento, erano chiare. Tuttavia il nostro premier, refrattario anche lui al dialogo, ha sfruttato l’antica furberia machiavellica secondo cui governare è far credere. Sarà pure un luogo comune che ad esser toccati sono sempre le stesse persone. Ma è la verità. È molto più facile tartassare chi paga le tasse che tassare chi invece impunemente le evade. Si faccia pagare il costo della crisi ai grandi patrimoni e a chi non ha mai pagato! Perché far cassa con le pensioni anziché con gli aerei da guerra? Giacché cassa è stata fatta con questa riforma – e anche molto crudamente. Come spiegare i sacrifici chiesti al popolo quando i palazzi del potere conservano i privilegi, gli sprechi e le impunità? </p>
<p>Abbiamo subito troppe riforme pensionistiche negli ultimi anni perché si possa considerare la difesa della quota 96 un vantaggio corporativo. Un diritto rimane un diritto ed il nostro è stato violato. Senza scrupoli. Non è dunque un male mettersi a coltivare il proprio giardino. Anzi, se ognuno lo facesse per bene, il mondo intero sarebbe un gran bel giardino. Non c’è bieco tornaconto di contrada quando si porta avanti la tutela dei propri interessi. Se i propri interessi corrispondono a principi di giustizia e di equità, promuoverne la realizzazione va a beneficio di tutti. Ieri qualcuno ha lottato contro la TAV, oggi contro le penalizzazioni del comparto scuola, domani contro altre sopraffazioni. La cosa pubblica è l’interesse di tutti composto da quello di ognuno. Ha ragione Massimo Donadi a dire che l’equità, in questo governo, ce la vede solo Monti. L’esecutivo da lui presieduto, mentre ha sminuito l’importanza della concertazione, negando l’ascolto ai cittadini, ha rilanciato però, suo malgrado, lo spirito di solidarietà e l’unità sindacale. Il suo torto è di non aver fatto proprio quel precetto di Richelieu che per governare bene uno stato bisogna ascoltare molto. </p>
<p>Che dire, poi, del comparto scuola, che esce sempre più penalizzato sulla ribalta dei nostri giorni? Facendo un torto ai  3/4000 interessati che vi lavorano (fra docenti e personale Ata) non è stato leso, di fatto, solo il diritto di una minoranza, ma è stato perpetrato un attacco più generale alla onorabilità di tutto il settore. Perché di questo si tratta. È inutile gettarsi la sabbia sugli occhi per far finta di essere ciechi! Ancora una volta è l’istituzione scuola, nel suo complesso, ad essere trattata come la cenerentola del Bel Paese, segno evidente – lo ha sottolineato di recente Tullio De Mauro – che la centralità della cultura non è fra gli obiettivi di questo governo. Tale disattenzione e tale ignoranza non ci hanno comunque tolto la forza di ribellarci e di farci sentire. Dalla dignità calpestata è germogliato un orgoglio nuovo, dalla condivisione del torto subito la voglia di non lasciarsi schiacciare dagli eventi – come spesso accade quando la difficoltà divide e impera. Gli eventi, in realtà, li abbiamo dominati noi, battendoci prima sul web e poi venendo qui di persona a manifestare. Siamo profondamente indignati, è vero, amici e colleghi, ma non siamo affatto rassegnati. Siamo radici di una pianta che non crolla, diciamo con il poeta, e che solo il fulmine potrà schiantare.</p>
<p>Coloro i quali pensavano che il nostro caso sarebbe caduto nel dimenticatoio avevano fatto male i loro conti. Noi abbiamo scoperchiato la pentola e ne abbiamo fatto uscire le incongruenze. Abbiamo battuto in breccia ogni atteggiamento dubbioso e rinunciatario. Abbiamo innalzato questo palco dove campeggiano – sul fondale – le parole chiave del nostro Comitato. Non è forse vero che il coraggio conquista il mondo? È per questo che abbiamo rimesso in questione l’assurda pretesa del governo di spezzare in due l’anno scolastico. I lavoratori della scuola non possono andare in pensione, come gli altri, non appena maturano i requisiti. Non possono lasciare gli alunni prima della conclusione dell’anno scolastico. Come hanno potuto i nostri tecnici commettere un simile errore e una tale discriminazione? È il caso di dire che gli ingegnosi azzeccagarbugli interpellati hanno fatto una grama figura. Diceva Manzoni che il linguaggio è stato lavorato dagli uomini per intendersi tra di loro, non per ingannarsi a vicenda. </p>
<p>La nostra forza, come ho detto, non è scemata di un passo. Siamo cresciuti a tal punto da essere divenuti non solo legione ma anche un «faro» per molte altre categorie di lavoratori. Ci hanno scritto da Bari, da Milano, da altre città perché volevano ragguagli su come creare comitati civici per contrastare la riforma Fornero. Ci hanno contattato perché volevano emularci. Il nostro operato ha fatto proseliti e ha dato l&#8217;esempio. Un esempio impensabile solo quattro mesi fa. Di questo dobbiamo essere grati a Manuela Ghizzoni e a Mariangela Bastico, le paladine di sempre e le nostre stelle polari.</p>
<p>Alla ministra Fornero – e mi avvio alla conclusione – chiediamo oggi non solo di abbattere lo spread, che sale e scende a piacimento degli speculatori, ma di correggere quell’errore e quella discriminazione, di fare un provvedimento ad hoc volto a sanare la dimenticanza contenuta nel famigerato articolo 24 del decreto «salva Italia», articolo dove non è difficile scorgere – lo ha visto anche Giuseppe Fioroni – chiari «profili di anticostituzionalità». Per questo abbiamo intrapreso le strade dei ricorsi al TAR e al Giudice del Lavoro. Per denunciare un eccesso di potere e far scendere a più miti consigli la «lady di ferro». Questa riforma non può e non deve essere ineluttabile. Prenda esempio, ministra Fornero, dalla sua collega Cancellieri, che ha ipotizzato un approccio politico alternativo alla sua fanatica rigidità. Ricordi che solo dubitando si perviene alla verità. Ascolti, con maggior ragionevolezza, la fiera voce del mondo dell’educazione, metta da parte ogni prevenzione illiberale e rispetti l’ordine del giorno n. 79 accolto dal governo il 26 gennaio scorso. Non aggiunga all’errore l’orrore di uno spergiuro e soprattutto non temporeggi più. Sappia che alla nostra giovane età – anche se non possiamo prevedere ciò che accadrà – non abbiamo paura di nulla. O dobbiamo forse dire – scomodando il buon vecchio Esiodo – che è stolto essere giusti quando chi è ingiusto ottiene migliore giustizia?  </p>
<p>Concludo il discorso dicendo a voi tutti: grazie di essere qui, risoluti e tenaci, grazie di manifestare su questa gloriosa piazza che è stata teatro di storici eventi, grazie, insomma, di gridare chiaro e forte che quello che rivendichiamo – e gridiamolo insieme – è un diritto, non un privilegio.</p>
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		<title>Miliardi e insegnanti: in Francia le elezioni si vincono con la scuola</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 03:53:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A pochi giorni dallo scrutinio finale per l’Eliseo, François Hollande e Nicolas Sarkozy sono divisi anche su scuola e università. A sinistra, con uno sguardo alla riuscita negli studi dei giovani francesi, a destra con l’obiettivo di mantenere competitività e determinazione sul piano internazionale. Share Email Stampa L&#8217;università Sorbona di Parigi . Esteri 3 maggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A pochi giorni dallo scrutinio finale per l’Eliseo, François Hollande e Nicolas Sarkozy sono divisi anche su scuola e università. A sinistra, con uno sguardo alla riuscita negli studi dei giovani francesi, a destra con l’obiettivo di mantenere competitività e determinazione sul piano internazionale.</p>
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<p>L&#8217;università Sorbona di Parigi<br />
 . </p>
<p>Esteri<br />
3 maggio 2012 &#8211; 18:32<br />
L’uno sembra voler rimettere in primo piano la scuola, dalla materna al liceo, e assumere 60 mila tra insegnanti ed educatori in cinque anni. L’altro, forte della sua riforma universitaria Idex (Initiative d’Exellence) e di un investimento di oltre 13 miliardi di euro sui poli universitari trasformati in campus integrati con imprese e infrastrutture, propone un rapporto più stretto tra scuola superiore e azienda, con contratti di apprendistato per mezzo miliardo di spesa sino al 2017. A pochi giorni dallo scrutinio finale per l’Eliseo, François Hollande e Nicolas Sarkozy sono divisi anche su scuola, università e formazione. A sinistra, con uno sguardo alla riuscita negli studi dei giovani francesi, a destra con l’obiettivo di mantenere competitività e determinazione dei professionisti made in France sul piano internazionale.</p>
<p>L’Institut Montaigne, think-tank parigino che esprime posizioni bipartisan e raggruppa rappresentanti delle imprese, delle università, dell’amministrazione pubblica e della società civile, ha decrptato tutte le proposte su scuola, università e formazione dei due candidati insieme ai giornalisti economici di Les Echos. Pesandole in termini di credibilità e tenendo anche conto del loro impatto sullo stato delle finanze pubbliche francesi. </p>
<p>Il costo della promessa di Hollande di creare 60 mila posti di lavoro in più nell’istruzione pubblica è stimato per circa 1,7 miliardi di euro ogni anno nel prossimo quinquennio di presidenza. Hollande ha parlato, anche nel dibattito televisivo del 2 maggio, di 12 mila posti di lavoro in più ogni anno a cominciare da settembre 2012. Si arriverebbe così a un totale di 5,2 miliardi di euro di spesa pubblica. Valérie Pécresse, ministra del Bilancio ed ex ministra dell&#8217;Università e dell&#8217;Istruzione, ha parlato di un impegno finanziario enorme che impedirà la rivalutazione delle professioni degli insegnanti e bloccherà le assunzioni d’infermieri e agenti di polizia. D&#8217;altra parte, Hollande si è beccato pure una critica da parte di Martine Aubry, che ha detto, in un’intervista à L’Expresse del novembre 2011, (durante la campagna delle primarie del Ps) che gli insegnanti vanno assunti laddove ce n’è bisogno e che sono necessari anche educatori, psicologi e figure di sostegno. Il candidato del partito socialista ora ha aggiustato il tiro e ha affermato negli ultimi giorni che non solo di assunzione d’insegnanti si tratterà ma anche di figure necessarie alla scuola.</p>
<p>L’Union pour un mouvement populaire di Sarkozy ha fatto invece calcoli ben più pesanti, guardando all’investimento nel lungo periodo: più di 100 miliardi sui prossimi cinquant’anni, calcolando la spesa sulla remunerazione e su almeno 20 anni di pensioni. L&#8217;intento è quello di aumentare del 25% la retribuzione di quegli insegnanti che accetteranno di lavorare 26 ore alla settimana, otto ore di più del tempo di lavoro attuale. Il costo di questa rivalutazione dello stipendio dei docenti è stato stimato in 1,05 miliardi di euro all’anno, per 500 euro al mese in più per insegnante. Una scelta che riguarderebbe circa 35 mila persone, sul totale dei 175 mila tra maestri e docenti di tutta la scuola pubblica. La proposta premierebbe in questo modo l’impegno personale e il merito, e rimetterebbe parzialmente a posto la Francia nelle classifiche dell’Ocse per quanto riguarda lo stipendio degli insegnanti sotto la media europea.</p>
<p>La regola applicata ai funzionari dello Stato dal governo Fillon – Sarkozy, che prevede di non rimpiazzare un docente su due che va in pensione, riguarderebbe invece solo gli insegnanti della scuola secondaria (media e superiore). In questo caso, gli analisti dell’Institute Montaigne non parlano di costi ma di un risparmio pubblico di 1,08 miliardi di euro ogni anno. E i docenti della scuola secondaria verrebbero ridotti di 7 mila posti ogni anno, 35 mila nel quinquennio 2012-2017.</p>
<p>Jean-Claude Lewandowski, caporedattore di Les Echos, e specialista in Education et Formation, ritiene che si tratti di una posizione un po’ estrema di Sarkozy: «É una realtà che a causa della soppressione di posti nella scuola, soprattutto in zone critiche, siano saltate le classi per mancanza di docenti. Se i bambini stanno a casa, non imparano nulla. Tutto questo avrà conseguenze economiche gravi nelle generazioni successive».</p>
<p>Un altro capitolo è rappresentato dall’ingresso nel mondo del lavoro. Secondo Sarkozy, è necessario «generalizzare l’alternanza scuola-lavoro nell’ultimo anno degli istituti tecnici e scuole professionali». Durante quest’anno, gli allievi dovrebbero trascorrere la metà del loro tempo all’interno di un’azienda. L&#8217;intento del candidato dell&#8217;Ump vuole aumentare il numero di contratti di apprendistato che, insieme a quelli d’inserimento professionale, potrebbero sfiorare quota 900 fino al 2017. Il tutto costerebbe circa 444 mila euro all’anno: una stima calcolata sull’esonero delle tasse di quelle imprese che assumeranno gli apprendisti. La detassazione arriva infatti a 2.617 euro per un contratto di apprendistato, a fronte dei 94 euro previsti per un contratto d’inserimento professionale (la cifra supera i 4 mila euro se il contratto riguarda un lavoratore di più di 45 anni, ma si tratta di casi che si contano sulle punta delle dita). Il costo effettivo del passaggio a 863 mila contratti di alternanza dipenderà quindi dall&#8217;uso che le aziende faranno dei due tipi di contratti.</p>
<p>Per Hollande la prospettiva di cambiamento è rivolta ai giovani che sono fuori dal ciclo formativo, ma potrebbero rientrarvi grazie all’offerta di un periodo di apprendistato o servizio civile. L’iniziativa riguarderebbe 40 mila giovani dai 16 ai 18 anni, tra quelli che non lavorano e non studiano e non cercano più un&#8217;occupazione. L’impegno di spesa sarebbe di 158 mila euro ogni anno, ma con molte variabili. E la proposta ha ancora degli aspetti indeterminati. Anche se, da parte della Agenzia del servizio civile, l’idea di Hollande è vista come una promessa di rilancio e di rifinanziamento, che potrebbe coinvolgere anche i diversamente abili e i ragazzi in difficoltà.</p>
<p>Sul fronte accademico, alle iniziative universitarie di eccellenza in questi anni l&#8217;Eliseo ha destinato più di 13 miliardi di euro. Un investimento che ha già finanziato un gruppo di otto università, con l’obiettivo di favorirne l’entrata nei ranking internazionali insieme a campus come quelli di Harvard e Stanford. Bordeaux, Strasburgo, PSL (Paris Sciences et Lettres), Aix-Marsiglia, Sorbonne Université, Sorbonne Paris Cité, Saclay e Tolosa hanno firmato le convenzioni che ne fanno dei poli di eccellenza e ricevuto finanziamenti da 700 a 900 milioni ciascuna. «Certo non potrà cambiare granché», dice Edouard Husson, vice rettore della Sorbona, di fatto la persona che ha seguito più da vicino tutto il progetto. «Al contrario Hollande potrebbe approfittare dell’investimento già andato a buon fine, non si può negare che si tratti della riforma nella quale il governo Sarkozy si è impegnato al massimo, e il presidente in prima persona ha reso possibile tutti gli accordi politici, anche con le opposizioni, per concretizzare questa importante rivoluzione dell’università francese».</p>
<p>Anche nella concezione dell’università le posizioni tra i due candidati sembrano opposte: se Sarkozy pensa ai ranking internazionali e a quella parte più determinata della sua “France forte” a competere con la Germania, il Regno Unito e gli Stati Uniti, Hollande sembra fare più attenzione alla qualità della formazione, oltre che a garantire che sempre più francesi possano accedere alle università di buona qualità. «L’alta qualificazione per tutti è uno slogan», continua Jean-Claude Lewandowski, «ciò che potrà fare Hollande è ascoltare quelle università che non hanno ricevuto finanziamenti, per esempio nella Francia occidentale, che non raggiungono gli standard di Parigi, Tolosa o del polo di Saclay, e intervenire a loro favore». Ma già Sarkozy durante la campagna elettorale si è mostrato più aperto e disponibile verso quelle università un po’ «critiche» e una seconda ondata di finanziamenti è attesa per l’autunno 2012.</p>
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		<title>Esplode fra gli studenti la passione per la Mixed Martial Arts: è uno sport educativo?</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 22:53:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Spopola tra i più giovani, ma non solo, è la Mixed Martial Arts o anche abbreviata mma. Una vera e propria moda, che è esplosa anche tra gli studenti nelle scuole. Di cosa si tratta? In parole povere, sono arti marziali miste: una sorta di sport da combattimento che prevede sia tecniche di percussione (calci, [...]]]></description>
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mma</a>. Una vera e propria moda, che è esplosa anche tra gli studenti nelle<br />
scuole. Di cosa si tratta? In parole povere, sono arti marziali miste: una sorta<br />
di sport da combattimento che prevede sia tecniche di percussione (calci, pugni,<br />
ginocchiate per intenderci) che tecniche di lotta vere e proprie. Come si inizia<br />
a praticare questo sport? Ce lo spiega un guru del settore Marco Santi,<br />
professionista di Mixed Martial Arts e creatore dell&#8217;accademia Dog Eat. Santi,<br />
che ha creato anche uno degli eventi più importanti, ossia il MMA Slam Fighting<br />
Challenge, spiega che si inizia “iscrivendosi in palestra. Dog Eat è una delle<br />
prime e uniche accademie dedicate completamente alle Mixed Martial Arts”. Ma<br />
abbiamo posto al campiona anche una domanda molto importante, dato che, come<br />
detto, questo sport si sta diffondendo soprattutto tra i ragazzi. Ci siamo<br />
chiesti se può avere una valenza educativa. Marco Santi è stato molto chiaro e<br />
ha sottolineato che “certamente può averne, anche solo per migliorare il proprio<br />
benessere psico-fisico”. Nell&#8217;antichità, popoli guerrieri come i greci o i<br />
romani, avevano coniato l&#8217;espressione “mens sana in corpore sano” e, a quanto<br />
pare, la MMA la rispecchia in pieno. Chissà se un giorno vedremo questa<br />
disciplina insegnata anche a <a href="http://scuolamagazine.it/">scuola</a>.</font></font></p>
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		<title>L&#8217;educazione stradale a scuola</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 22:53:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono molte le scuole che, al giorno d&#8217;oggi, propongono dei corsi di educazione stradale per affrontare al meglio i quiz patentino. Per chi deve preparare i quiz patente o i quiz patentino, oggi c&#8217;è una bella novità. Se, infatti, molto spesso ci si annoia a prepararsi per questi esami, perché si devono perennemente avere davanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><font face="arial, sans-serif" color="#2a2a2a"><br />
<font style="FONT-SIZE: 11pt" size="2">Sono molte le scuole che, al giorno<br />
d&#8217;oggi, propongono dei corsi di educazione stradale per affrontare al meglio i<br />
<a href="http://www.quizzi.it/patentino.php">quiz patentino</a>. Per chi deve<br />
preparare i quiz patente o i quiz patentino, oggi c&#8217;è una bella novità. Se,<br />
infatti, molto spesso ci si annoia a prepararsi per questi esami, perché si<br />
devono perennemente avere davanti noiosi libri, adesso tutto si può fare in<br />
altro modo. Quiz patente e quiz patentino, oggi, si fanno su internet. Questo<br />
può essere un buon mezzo per gli insegnanti che si trovano a dover affrontare i<br />
corsi di educazione stradale. Su internet, infatti, i ragazzi oggi passano gran<br />
parte del loro tempo e, in questo modo, possono divertirsi imparando quelle che<br />
sono le regole della strada con i<br />
<a href="http://www.quizzi.it/patente/Patente.htm">quiz patente</a>. I siti che<br />
offrono questo servizio sono tantissimi e per capirlo basta fare un breve<br />
giretto online, digitando su qualche motore di ricerca quiz patente, quiz<br />
patentino o anche test. I risultati saranno tantissimi, ma tra tutti ne<br />
segnaliamo uno assolutamente valido:Quizzi.it. L&#8217;archivio di questo sito è<br />
imbattibile e si trova davvero qualsiasi cosa si stia cercando. Inoltre, il sito<br />
è suddiviso in comode categorie che facilitano la ricerca facendo risparmiare<br />
tempo. La grande scelta di Quizzi.it è davvero inarrivabile da altri siti.<br />
Provatelo.</font></font></p>
]]></content:encoded>
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		<title>TERNI :NON CI SONO GLI INSEGNANTI, CHIUDE SCIENZE POLITICHE</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Apr 2012 16:38:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non ci sono gli insegnanti per il corso di laurea di scienze politiche , a Terni . Per effetto della riforma Gelmini, infatti, ogni due docenti che vanno in pensione, l&#8217;Università di Perugia ne riassume uno a tempo indeterminato, e, purtroppo, fra costoro ( in totale 35 ) , la stragrande maggioranza ha deciso di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ci sono gli insegnanti per il corso di laurea di scienze politiche , a Terni . Per effetto della riforma Gelmini, infatti, ogni due docenti che vanno in pensione, l&#8217;Università di Perugia ne riassume uno a tempo indeterminato, e, purtroppo, fra costoro ( in totale 35 ) , la stragrande maggioranza ha deciso di rimanere a Perugia piuttosto che affrontare la trasferta di Terni , favorendo così la centralità dell&#8217;ateneo nella sua sede principale. C&#8217;è mancanza di docenti per il corso di laurea ternano di scienze politiche e la situazione è piuttosto compromessa. Per gli studenti, all&#8217;orizzonte, ci sono soltanto nuvole nere.</p>
<p>E oggi pomeriggio sono scesi in piazza per chiedere che venga riattivato il loro corso di laurea. Hanno srotolato uno striscione dal balcone della biblioteca comunale, hanno effettuato un flash mob di due minuti cercando di coinvolgere coloro che passavano in Piazza della Repubblica. Nei giorni scorsi una loro rappresentanza era stata ricevuta in Comune dai membri della seconda commissione consiliare presieduta da Sandro Piccinini, presente l&#8217;assessore Sandro Piermatti. In quella sede si è preso atto della situazione con l&#8217;impegno da parte dell&#8217;amministrazione ad appoggiare le richieste degli studenti</p>
<p>Nella protesta di oggi, gli studenti si sono mescolati con un&#8217;altra manifestazione, quella di alcuni genitori che sono scesi in piazza per chiedere la difesa degli asili comunali</p>
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		<title>Miur, 41mila insegnanti imboscati? Solo leggenda metropolitana</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Apr 2012 16:36:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Insegnanti pagati dallo Stato per non fare lezione? Decine di migliaia di &#8221;imboscati&#8221; nella nostra Amministrazione? Una &#8221;leggenda metropolitana&#8221;, secondo il Miur che pubblica sul suo sito una nota per &#8221;rassicurare tutti i cittadini&#8221; . Leggenda &#8221;forse nata &#8211; osserva &#8211; dalla difficolta&#8217; di dover distinguere con tirannica sintesi tra &#8216;cattedre&#8217; (posto in organico) e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Insegnanti pagati dallo Stato per non fare lezione? Decine di migliaia di &#8221;imboscati&#8221; nella nostra Amministrazione? Una &#8221;leggenda metropolitana&#8221;, secondo il Miur che pubblica sul suo sito una nota per &#8221;rassicurare tutti i cittadini&#8221; . Leggenda &#8221;forse nata &#8211; osserva &#8211; dalla difficolta&#8217; di dover distinguere con tirannica sintesi tra &#8216;cattedre&#8217; (posto in organico) e &#8216;persone&#8217;: nella stragrande maggioranza dei casi &#8211; spiega il ministero &#8211; le due cose coincidono. Talvolta pero&#8217; una singola cattedra puo&#8217; avere piu&#8217; di un docente che, a tempo parziale, presta il proprio servizio insieme ad altri colleghi.</p>
<p>La cifra di 41.503 docenti citata da alcuni organi di stampa deriva dunque da un&#8217;operazione di sottrazione tra &#8216;pere&#8217; (numero degli insegnanti) e &#8216;mele&#8217; (numero dei posti).</p>
<p>Cioe&#8217; dalla differenza tra il numero dei docenti che risultano in servizio, 765.017, e il numero dei posti in organico complessivo (comuni e di sostegno) pari a 723.514.</p>
<p>Ma come abbiamo tutti imparato sin dalle elementari &#8211; osserva il Miur &#8211; &#8216;mele&#8217; e &#8216;pere&#8217; non possono sommarsi o sottrarsi.</p>
<p>Da questa impropria sottrazione deriva l&#8217;oramai leggendario numero di 41.503. A sua volta questo numero contiene due diverse tipologie: chi effettivamente insegna e chi svolge altre attivita&#8217;.</p>
<p>A questo punto siamo in grado di rassicurare di nuovo tutti i cittadini e gli organi di stampa: questi ultimi sono meno di diecimila.</p>
<p>Nel dettaglio, e per gli amanti della statistica della PA: quasi il 50% di questi diecimila e&#8217; composto da insegnanti non piu&#8217; idonei all&#8217;insegnamento in classe. Questi sono infatti ben 4.502, e tra i motivi di inidoneita&#8217; ci sono purtroppo anche malattie professionali, per esempio alle corde vocali. Si tratta pero&#8217; di lavoratori che, pur non insegnando piu&#8217;, sono comunque collocati professionalmente nel Ministero, anche se non piu&#8217; in classe. Abbiamo poi addirittura un certo numero di insegnanti non piu&#8217; retribuiti da questa amministrazione, tra cui 400 dottorandi di ricerca &#8211; che rappresentano un investimento in formazione professionale &#8211; e circa mille docenti comandati presso enti, universita&#8217; o organizzazioni politiche statali o regionali.</p>
<p>Cosi&#8217; come non percepiscono busta paga dall&#8217;amministrazione i circa 450 insegnanti che ricoprono attualmente un mandato politico o amministrativo. A carico del Ministero ci sono poi 300 insegnanti comandati per l&#8217;autonomia &#8211; cioe&#8217; esperti a servizio dell&#8217;intero sistema &#8211; e circa mille docenti che insegnano all&#8217;estero. A questi si aggiungono infine i &#8216;famigerati&#8217; insegnanti che usufruiscono in tutto il territorio nazionale del distacco sindacale: sono un po&#8217; meno di mille, dunque una cifra assolutamente congrua con i numeri di questa amministrazione, che peraltro assicura l&#8217;esercizio di un diritto costituzionale del personale ad organizzarsi in sindacato&#8221;.</p>
<p>&#8221;I docenti che esercitano il loro mestiere didattico senza che ad ognuno di essi corrisponda una singola cattedra &#8211; tira le somme la nota &#8211; sono quindi circa 30mila. Cio&#8217; avviene perche&#8217; sono a tempo parziale, con un orario di cattedra inferiore a 18 ore settimanali. Possono esserci, ad esempio, fino a 3 docenti che &#8216;coprono&#8217; una cattedra di 18 ore e che, quindi, prestano servizio per 6 ore o docenti che coprono ore di insegnamento lasciate libere da titolari di part-time. In questi casi ci vogliono dunque piu&#8217; docenti per comporre una cattedra, cioe&#8217; uno stipendio&#8221;.</p>
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		<title>New York, 2.300 insegnanti pagati coi soldi del nuovo casinò</title>
		<link>http://www.insegnanti.org/2012/04/new-york-2-300-insegnanti-pagati-coi-soldi-del-nuovo-casino/</link>
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		<pubDate>Sun, 01 Apr 2012 16:34:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo si è detto più che possibilista circa l&#8217;apertura di nuovi casinò e quelli esistenti in effetti stanno dando grosse soddisfazioni alle casse dello Stato. Il Resorts World Casino di New York City ha infatti generato dalla sua apertura, avvenuta lo scorso ottobre, oltre 105 milioni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo si è detto più che possibilista circa l&#8217;apertura di nuovi casinò e quelli esistenti in effetti stanno dando grosse soddisfazioni alle casse dello Stato. Il Resorts World Casino di New York City ha infatti generato dalla sua apertura, avvenuta lo scorso ottobre, oltre 105 milioni di dollari per il fondo che finanzia la lotteria statale a favore dell&#8217;educazione. Secondo gli accordi raggiunti con lo Stato, il Resorts World devolve il 44 percento dei suoi guadagni a questo fondo.</p>
<p>Lo Stato di New York apre sette nuovi casinò</p>
<p>&#8220;Migliorare il nostro sistema educativo è un obiettivo primario sin dall&#8217;inizio di questo programma di lotteria video&#8221;, afferma Michael Speller, presidente del Resorts World Casino New York City. &#8220;Siamo fieri del fatto che questa collaborazione con lo Stato stia portando a questi frutti per i cittadini di New York&#8221;.</p>
<p>Gli ultimi dati resi noti dalla lotteria statale sono stati resi noti lunedì scorso e nel commentarli Speller conferma &#8220;il grandissimo potenziale dei progetti a larga scala di sviluppo del Queens&#8221;.</p>
<p>Il fondo può essere usato per una varietà di progetti in materia di istruzione statale, ma i funzionari del casinò hanno sottolineato che il denaro generato dalla loro struttura è grosso modo equivalente agli stipendi annuali di 2.300 nuovi insegnanti. &#8220;Queste nuove entrate consentiranno agli studenti di New York e allo Stato di continuare a garantire una formazione pubblica di alta qualità&#8221;, ha detto la società.</p>
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		<title>Scuola: il Tribunale di Chieti risarcisce sette insegnanti precari</title>
		<link>http://www.insegnanti.org/2012/03/scuola-il-tribunale-di-chieti-risarcisce-sette-insegnanti-precari/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Mar 2012 17:12:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Insegnanti precari: il Tribunale di Chieti ne risarcisce sette „ Prima importante sentenza per gli insegnanti precari della provincia di Chieti: il giudice del Tribunale di Chieti ha dichiarato l&#8217;illegittimità dei contratti a termine stipulati in successione tra sette precari e il Miur. La sentenza ha riconosciuto e quantificato l&#8217;entità del danno subito dai lavoratori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Insegnanti precari: il Tribunale di Chieti ne risarcisce sette<br />
 „<br />
Prima importante sentenza per gli insegnanti precari della provincia di Chieti: il giudice del Tribunale di Chieti ha dichiarato l&#8217;illegittimità dei contratti a termine stipulati in successione tra sette precari e il Miur.</p>
<p>La sentenza ha riconosciuto e quantificato l&#8217;entità del danno subito dai lavoratori precari nei confronti dei quali è stato più volte reiterato il contratto annuale.</p>
<p>Il Ministero è stato condannato al risarcimento dei danni in favore dei sette lavoratori: 15 mensilità dall&#8217;ultima retribuzione globale, assieme agli interessi legali e alla rivalutazione monetaria dell&#8217;ultimo contratto.</p>
<p>Il ricorso era stato promosso gratuitamente dalla Uil Scuola di Chieti, che commenta con soddisfazione: &#8220;E&#8217; stata premiata la caparbietà ma non sarà certo l&#8217;ultima sentenza positiva per i tanti precari della provincia&#8221;.</p>
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		<title>L&#8217;insegnante di sostegno arriverà</title>
		<link>http://www.insegnanti.org/2012/03/linsegnante-di-sostegno-arrivera/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Mar 2012 17:11:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<guid isPermaLink="false">http://www.insegnanti.org/?p=243</guid>
		<description><![CDATA[«I disagi più lievi non avranno aiuto e per i bambini sarà un danno» maria teresa martinengo torino A scuola viene vista come una «rivoluzione silenziosa con effetti negativi» la nuova modalità introdotta dal Miur per certificare la disabilità di un alunno e ottenere l’insegnante di sostegno. Questa modalità inserirà i bambini e i ragazzi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«I disagi più lievi non avranno aiuto e per i bambini<br />
 sarà un danno»</p>
<p> maria teresa martinengo</p>
<p>torino</p>
<p>A scuola viene vista come una «rivoluzione silenziosa con effetti negativi» la nuova modalità introdotta dal Miur per certificare la disabilità di un alunno e ottenere l’insegnante di sostegno. Questa modalità inserirà i bambini e i ragazzi certificati nella categoria «invalidi» e per ora riguarderà nuove richieste e passaggi da un grado di scuola all’altro.</p>
<p>«Una conseguenza dei furbetti all’italiana», commenta il direttore dell’Ufficio Scolastico Territoriale Alessandro Militerno. «In provincia di Torino sono 6200 gli alunni disabili, non pochi. In altre province e regioni è molto peggio», aggiunge. I docenti di sostegno sono uno ogni due allievi. E costano.</p>
<p>«È un risparmio immediato, certo, ma che ben presto si sentirà con conseguenze tristi», dice Lorenza Patriarca, dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo Tommaseo e coordinatrice dei dirigenti Uil. «Dirigenti e insegnanti hanno accolto le novità con incredulità. La scuola &#8211; prosegue Patriarca &#8211; ha sempre parlato di diversa abilità, di certificazione come fase di passaggio verso una vita adeguata alle differenti potenzialità in una visione dinamica del percorso del bambino». Il ragionamento è culturale, ma con riflessi pratici sulla vita dei futuri cittadini. «Un bambino aiutato crescerà meglio. Ma con queste norme, molte famiglie di bambini con difficoltà più leggere rinunceranno alla certificazione per non marchiare il figlio come invalido civile. Così i ritardi leggeri, i problemi relazionali, i disturbi specifici dell’apprendimento, che con il sostegno potrebbero più facilmente essere recuperati, avranno un danno. Anche perché nella scuola non c’è più modo di andare incontro a queste difficoltà: le compresenze nella primaria sono rare, alle medie sono scomparse».</p>
<p>Come cambia il sistema lo spiega il provveditore: «In passato bastava la certificazione dell’Asl, ora è necessaria l’integrazione della commissione con il medico Inps». Il sistema è macchinoso. «La legge prevede un primo passaggio dal medico di base che, se riconosce la necessità, invia per via telematica la richiesta di visita. E qui ci è stato segnalato un primo problema, che abbiamo sottoposto alla Regione: ci sono medici di base &#8211; e le norme lo consentono &#8211; che chiedono 60 euro».</p>
<p>Arrivato a casa, il genitore deve confermare, inviando un’altra richiesta. «Se non è in grado, e molti non lo sono, dovrà farsi assistere da un patronato. Solo quando ricevere anche la seconda richiesta &#8211; dice Militerno &#8211; l’Inps fissa la visita. Purtroppo, possono passare mesi». I casi «scolastici» non vengono riuniti, i bambini passano mescolati agli anziani.</p>
<p>«Il rischio è che i tempi non coincidano assolutamente con quelli della programmazione della scuola. Per questo dall’Ufficio Scolastico Regionale e dagli Uffici Territoriali c’è massima attenzione. A Torino abbiamo già fatto incontri con le 5 Asl e anche a livello regionale si cercano soluzioni». </p>
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		<title>Insegnanti, in 40 mila non vanno in classe? «È vergognoso. Ma legale»</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Mar 2012 17:09:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«In Italia quarantamila insegnanti non vanno in classe». Il Corriere della Sera di lunedì 12 marzo pubblica solo a pagina 29 il virgolettato di Lucrezia Stellacci, da qualche settimana capo dipartimento del ministero dell’Istruzione. Libero il giorno dopo porta la dichiarazione in prima pagina. «La notizia sarebbe grave se fosse confermata in tutta la sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«In Italia quarantamila insegnanti non vanno in classe». Il Corriere della Sera di lunedì 12 marzo pubblica solo a pagina 29 il virgolettato di Lucrezia Stellacci, da qualche settimana capo dipartimento del ministero dell’Istruzione. Libero il giorno dopo porta la dichiarazione in prima pagina. «La notizia sarebbe grave se fosse confermata in tutta la sua consistenza» dichiara a tempi.it Fabrizio Foschi, presidente nazionale dell’associazione di docenti Diesse. «Se si vuole sparare sulla categoria dei docenti, però, bisognerebbe farlo meglio. Non voglio dire che il capo dipartimento Lucrezia Stellacci abbia torto, anzi, ha perfettamente ragione, dovrebbe però far sapere dove sono distribuiti i 41.503 docenti. Nella situazione attuale dove manca in maniera più assoluta, complici i sindacati, uno sviluppo professionale, può accadere che per alcuni di questi la collocazione verso enti o associazioni o ministeri, significhi un passo avanti. Magari hanno vinto un bando, magari sono stati richiesti».</p>
<p>La questione è nuova?<br />
No. Vorrei far osservare che lo stesso argomento venne sollevato dal ministro Gelmini, che nel 2008 decretò il rientro sul posto di lavoro di alcuni tra i settecento docenti che erano sparpagliati indecorosamente e vergognosamente altrove. Erano settecento nel 2008, oggi sono diventati più di quarantamila: qui si gioca troppo con i numeri, vorrei sapere chi sono, dove sono e perchè si trovano lì. Bisogna distinguere tra i mille e passa attribuiti ai sindacati e quelli stanziati presso enti di varia natura che colmano un’assenza di figure professionali.</p>
<p>Tutto a rigor di legge.<br />
Formulata e voluta sotto il governo D’Alema.</p>
<p>Qualche giorno fa si sono bloccate diecimila assunzioni. Può accadere che se dovesse montare la polemica siano a rischio i ventimila abilitati che dovrebbero uscire dal Tfa di giugno?<br />
No, no. Non ci voglio credere, so per certo che il ministero sta programmando i passi attuativi, entro giugno ci sarà la prima prova d’accesso distribuita presso le sedi universitarie. Qui si parla di semplici abilitazioni, non andrebbero a scomodare nessuno.</p>
<p>Allora il reclutamento se lo possono sognare?<br />
I ventimila uscita dal Tfa non potranno pretendere di entrare nelle graduatorie, andando ad incidere sul precariato. Occorrerebbe che dopo l’abilitazione seguisse un concorso, ma tutto è ancora da vedere.</p>
<p>E allora a che cosa serve il Tfa, se già si sa che si dovrà aspettare un ipotetico concorso di incerta attuazione?<br />
Si finge di non sapere che tanti che faranno il Tfa sono già in servizio e questi avranno soddisfazione. È una disfunzione grave dello Stato il fatto che diverse migliaia di insegnanti stiano svolgendo la professione pur non essendo abilitati, perché lo Stato bloccando i concorsi non glielo permette. Quindi il Tfa sarà una regolamentazione ed è chiaro che è impellente scrivere una legge sul reclutamento.</p>
<p>Ritornando all’intervista incriminata, la Stellacci, ammette che «i dipendenti della scuola italiana sono tantissimi», capisce la linea del rigore del ministero dell’Economia, pur non condividendola. E fa la lista di diverse criticità, smontando un po’ di luoghi comuni.<br />
La Stellacci è persona onestissima, espertissima e quindi ha fatto un calcolo. Bisognerebbe andare fino in fondo a questo vero e proprio scandalo, fotografare meglio la situazione.</p>
<p>Ma allora perché il Corriere rinuncia al “botto” e nasconde quasi l’intervista?<br />
Forse si è voluto non mettere in difficoltà la Stellacci, persona squisita, evitandole la responsabilità di avere sollevato il polverone. Non ci vedo una volontà politica, solo una questione di non sbattere “il mostro” in prima pagina. A questo punto dovrebbe intervenire qualcuno di più alto grado: se questo caso deve esplodere, che lo si permetta.</p>
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		<title>Bologna, studenti e docenti tornano in piazza per difendere l’istruzione pubblica</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Mar 2012 17:07:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Chi pensava che la protesta della scuola e dell’università si fosse fermata con la caduta del governo Berlusconi e con l’uscita di scena dell’ex ministro Gelmini dovrà ricredersi. Insegnanti, ricercatori, docenti, genitori, e studenti torneranno ad alzare la voce il 23 e il 24 marzo, con una due giorni di mobilitazione che, partendo da Bologna, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi pensava che la protesta della scuola e dell’università si fosse fermata con la caduta del governo Berlusconi e con l’uscita di scena dell’ex ministro Gelmini dovrà ricredersi. Insegnanti, ricercatori, docenti, genitori, e studenti torneranno ad alzare la voce il 23 e il 24 marzo, con una due giorni di mobilitazione che, partendo da Bologna, coinvolgerà decine di città in tutt’Italia. Assemblee, incontri, spettacoli e manifestazioni, per rimettere al centro del dibattito politico la difesa dell’istruzione pubblica, e per denunciare anni di tagli e d’impoverimento.</p>
<p> Un’iniziativa trasversale, che non vuole cappelli politici o sindacali, messa in piedi da associazioni e comitati che ruotano intorno al mondo dell’istruzione. Tra i quali l’ Assemblea genitori e insegnanti delle scuole bolognesi e della provincia, il Comitato insegnanti precari, il Centro iniziative per la scuola pubblica di Roma, la Rete 29 aprile, il collettivo bolognese Docenti preoccupati, e il Coordinamento nazionale dei professori associati. A questa lista va poi aggiunta quella ancora più lunga delle adesioni, eccellenti e non. Sono almeno 80 quelle collettive di associazioni o gruppi, e 1500 quelle individuali, tra le quali quella del filosofo Gianni Vattimo, degli attori Paolo Villaggio, Ascanio Celestini, Ivano Marescotti e Diego Abatantuono, del vignettista Vauro, dei cantautori Francesco Guccini ed Edoardo Bennato.</p>
<p> Il primo appuntamento è fissato per venerdì 23, con “L’urlo della scuola”, un’intera giornata di eventi pubblici distribuiti in tutto il Paese, per richiamare l’attenzione sui problemi del mondo dell’istruzione. “Ogni scuola, università, centro di ricerca e luogo della conoscenza è chiamato a mobilitarsi ognuno con la propria autonomia, ognuno con la propria creatività, dall’occupazione al girotondo , dalla festa all’assemblea d’istituto”. Una mobilitazione collettiva, che parte dagli asili nido e arriva fino alle aule universitarie, passando per i licei. Per unirsi basta anche un gesto simbolico, come quello d’indossare la primula scelta come simbolo dell’iniziativa con l’auspicio di assistere presto a “una nuova primavera della scuola”. “La giornata – si legge nel manifesto – è organizzata per richiamare l’attenzione sullo stato di estremo abbandono, di disagio e impoverimento in cui versa l’istruzione pubblica: la scuola dell’obbligo con il personale ridotto all’osso, costretta a un’offerta formativa e un tempo scuola ogni anno più modesti”. L’obiettivo è “raccogliere le forze più sensibili ai temi dell’istruzione pubblica, per discutere su come lanciare una grande campagna per la difesa e il rinnovamento della scuola di tutte e di tutti, così che possa essere all’avanguardia, laica, libera, solidale, come la scuola immaginata dalla nostra Costituzione”.</p>
<p> Diverse le iniziative in programma da nord a sud (tutte le adesioni e il programma completo sono consultabili sulla pagina online dell’iniziativa). Alle 11, alla Facoltà di Scienze della formazione a Bologna, suonerà lungo i corridoi e nelle aule una campanella, come segno di adesione “rumorosa” e collettiva alla protesta. A Perugia l’appuntamento è alle 16, in piazza della Repubblica per un corteo colorato e festoso, intervallato da flash mob e brevi rappresentazioni teatrali, mentre alla stessa ora in piazza Caregnano, a Torino, si riuniranno insegnanti e genitori con i loro bambini, per “urlare insieme che alla scuola pubblica non si rinuncia”.</p>
<p> Il giorno dopo la mobilitazione si concentrerà a Bologna. “Dopo l’urlo, sarà il momento delle proposte”. Dalle 10 del mattino fino a sera, al teatro Testoni è in programma la Convenzione nazionale per la scuola bene comune: sul palco si alterneranno interventi, dibattiti, rappresentazioni musicali e teatrali. A chiudere il sipario sarà l’attore Andrea Rivera.  Nello stesso giorno, nella sede dell’ateneo bolognese in piazza Scaravilli, ci sarà l’Assemblea nazionale dell’Università bene comune. “Un confronto per tentare di tracciare linee guida, che possano rappresentare il nucleo essenziale di proposte contro il progressivo smantellamento dell’università pubblica italiana”.</p>
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		<title>Scuola, tirocini-beffa</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Mar 2012 17:06:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Savona &#8211; L’abilitazione all’insegnamento, per anni sogno irraggiungibile &#8211; almeno da tre, quando sono state chiuse le Siss &#8211; torna ad essere una realtà: da giugno, infatti, partiranno i Tfa per le medie e le superiori, i Tirocini Formativi Abilitanti che, nel savonese, coinvolgeranno un vastissimo numero di insegnanti, oggi relegati nella “terza fascia”, quella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Savona &#8211; L’abilitazione all’insegnamento, per anni sogno irraggiungibile &#8211; almeno da tre, quando sono state chiuse le Siss &#8211; torna ad essere una realtà: da giugno, infatti, partiranno i Tfa per le medie e le superiori, i Tirocini Formativi Abilitanti che, nel savonese, coinvolgeranno un vastissimo numero di insegnanti, oggi relegati nella “terza fascia”, quella cioè dei super precari. </p>
<p>Ma le buone notizie, nel mondo della scuola, non vengono mai da sole e ad accompagnare la riapertura dell’unica formula possibile per conquistare l’agognata abilitazione sono altrettante brutte notizie, a partire dai numeri e dall’organizzazione. I Tfa, che sono attivati all’interno delle università, in Liguria partiranno solo a Genova, con numeri d’accesso estremamente ristretti e soprattutto toccando solo alcune delle materie d’insegnamento, classi di concorso usando un termine tecnico. Per gli altri sarà necessario spostarsi attraversando tutta l’Italia. Un esempio dei più paradossali. Un insegnante di ginnastica savonese, non abilitato, non potrà recarsi a Genova, dove non esiste l’apposito corso, ma troverà il Tfa relativo alla propria materia soltanto in sei università italiane. Non è tutto. Sei università con posti assai ridotti: undici a Milano, meglio a Napoli, con 30 posti. Ma un savonese potrà lasciare famiglia e lavoro per studiare un anno nella città partenopea?</p>
<p>Questo e tanti altri i dubbi manifestati tra i docenti che ieri pomeriggio hanno partecipato all’incontro con il direttore nazionale dell’associazione Proteo Fare Sapere, Pino Patroncini, invitato dalla Cgil scuola savonese, a cui hanno partecipato molti insegnanti per un pomeriggio a cavallo tra la rabbia e la speranza. Speranza perché, finalmente, si apre uno spiraglio per ottenere l’abilitazione, condizione sempre più indispensabile per lavorare, obbligatoria per sperare, un giorno, di diventare di ruolo. L’iter è il seguente. «A giugno, con un anno di ritardo rispetto ai piani del Ministero – spiega il segretario della Cgil scuola Gianni Cazzola &#8211; i candidati potranno iscriversi alle prime prove selettive, scaglionate in tre fasi. I vincitori potranno accedere all’anno di Tfa, composto da una parte teorica e da un’ampia fase pratica».</p>
<p>A Genova saranno attivati i Tfa delle seguenti classi di concorso: Chimica e tecnologie chimiche (12 posti), Filosofia, psicologia e scienze dell’educazione (10 posti), Filosofia e storia (15 posti), Informatica (40 posti), Lingua straniera francese, inglese e spagnolo (10 posti), Lingue e civiltà straniere inglese (25 posti), Lingue e civiltà straniere spagnolo (5 posti), Lingue e civiltà straniere tedesco (5 posti), Matematica (15 posti), Matematica e fisica (15 posti), Materie letterarie secondo grado (25 posti), Materie letterarie e latino (20 posti), Materie letterarie latino e greco (10 posti), Scienze matematiche, chimica fisiche e naturali nelle scuole medie (20 posti), Storia dell’arte (10 posti). </p>
<p>«Un panorama assai ristretto – commenta Cazzola – con una serie di lacune a cui i docenti savonesi e liguri dovranno supplire spostandosi per tutta Italia. Dubito che chi ha famiglia e sta lavorando con una supplenza pur precaria possa lasciare tutto per trasferirsi in un’altra regione». Non solo: un altro paradosso sta nel fatto che l’abilitazione non è garanzia di posto di lavoro, ma, allo stesso tempo, è vero che senza ottenerla sarà sempre più difficile, quasi impossibile, lavorare. Escluse, dai corsi abilitanti, le docenti delle scuole primarie a cui la strada aperta è, ad oggi, solo quella dei cinque anni di università, Scienze della Formazione Primaria.</p>
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		<title>Buca le gomme delle professoresse, ragazzo tradito da facebook</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Mar 2012 17:05:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Bellusco, 21 marzo 2012 &#8211; Bulli in azione, privacy, presunte goliardate, genitori contro insegnanti. Ma andiamo con ordine. Tutto si svolge alla scuola media Pascoli. Un ragazzo taglia sei gomme a due auto, le auto delle sue prof. Qualcuno vede, o forse no. Non ci sono testimonianze, nessuno parla e il responsabile resta nell’ombra. Pensa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bellusco, 21 marzo 2012 &#8211; Bulli in azione, privacy, presunte goliardate, genitori contro insegnanti. Ma andiamo con ordine. Tutto si svolge alla scuola media Pascoli. Un ragazzo taglia sei gomme a due auto, le auto delle sue prof. Qualcuno vede, o forse no. Non ci sono testimonianze, nessuno parla e il responsabile resta nell’ombra. Pensa di averla fatta franca, quindi inizia a «bullarsi» della propria «impresa» scrivendo agli amici su Facebook.</p>
<p>Una corrispondenza con i compagni di classe in cui racconta i dettagli dell’assalto. I ragazzini se la ridono. Tutti, ufficiosamente, sanno chi è stato. La voce dunque si sparge così tanto da arrivare alle orecchie delle docenti coinvolte. Una di loro chiede a un’alunna di poter vedere la posta di Facebook, per trovare finalmente le «prove» che inchiodino il vandalo. E qui le versioni divergono. Il padre della ragazzina parla di «privacy violata».</p>
<p>Ecco il suo racconto: «Una professoressa ha obbligato durante le ore di lezione un’alunna a collegarsi dai computer della scuola a Facebook, per motivi personali della professoressa. Violando così la privacy della ragazza e di un altro alunno. La studentessa è stata portata fuori dalla classe ed è stata obbligata a collegarsi a Facebook e a stampare la corrispondenza di un altro ragazzo, dopodichè la docente ha ordinato alla ragazza di non parlare del fatto con nessuno. Come genitori siamo indignati».</p>
<p>Di tutt’altro avviso il preside della scuola, Franco Franci: «Non c’è stata alcuna coercizione, ma solo una richiesta di visionare la posta in cui erano contenuti i messaggi inviati da chi ha commesso il grave di gesto di bucare le gomme. Tagliare gli pneumatici delle auto delle docenti non è una goliardata, come l’ha definita il padre della ragazza, a cui ho dato la mia disponibilità per un incontro chiarificatore».</p>
<p>E invece la «resa dei conti» sarà pubblica, se ne parlerà nel Consiglio d’Istituto convocato per questa sera: «Non ci siamo rivolti ai carabinieri solo per non rovinare la vita di questo ragazzo, che per un’altra vicenda era già stato sospeso tre giorni. Cerchiamo di intervenire per recuperare le persone. Lo stesso ragazzo che ha bucato le gomme, nei giorni scorsi ha lanciato un sasso con una fionda contro una donna che solo per un caso fortuito non si è ferita gravemente».</p>
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		<title>Trovato impiccato il coordinatore di “Gilda” Raffaele Brafa</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Mar 2012 17:04:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La moglie tentava di contattarlo al cellulare ma lui non rispondeva. Alla fine è stato trovato senza vita ancora con il cappio al collo nel proprio studio, un garage in costruzione di Modica, il coordinatore provinciale del sindacato insegnanti Raffaele Brafa, 51 anni, modicano e insegnante nell’Istituto Tecnico “Archimede”. Difficile in questo momento capire i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La moglie tentava di contattarlo al cellulare ma lui non rispondeva. Alla fine è stato trovato senza vita ancora con il cappio al collo nel proprio studio, un garage in costruzione di Modica, il coordinatore provinciale del sindacato insegnanti Raffaele Brafa, 51 anni, modicano e insegnante nell’Istituto Tecnico “Archimede”. Difficile in questo momento capire i motivi che si celavano, forse da diverso tempo, dietro il gesto del sindacalista. Per i molti  che lo hanno conosciuto e che gli hanno lavorato accanto, Brafa è sempre stato una persona mite, tranquilla ed impegnata nelle battaglia degli insegnanti.  Spesso è stato ospite negli studi di Video Uno per illustrare i dettagli delle ultime iniziative a sostegno dei precari della scuola.</p>
<p>Durante il telegiornale di oggi proprio l’emittente Video Uno lo ha ricordato con un ampio servizio che ha ripercorso le ultime iniziative di Brafa sia a Modica che fuori provincia. Brafa lascia tre figli grandi. A trovarlo è stata proprio la moglie e la figlia di 23 anni. Si sospetta che il gesto di Brafa sia nato da un lungo periodo di depressione. Raffaele questa mattina lasciato il proprio appartamento per recarsi in studio ma la moglie, già insospettita da suo stato d’animo, ha tentato di contattarlo per tutta la mattinata, alla fine la scoperta. Resta da stabilire ancora la data dei funerali che si svolgeranno a Modica.</p>
<p>I sindacati hanno già pubblicamente inviato comunicati di cordoglio alla famiglia in ricordo di un uomo che ha lottato per difendere i diritti dei lavoratori. Brafa, sempre agguerrito nelle vertenze sindacali, ha lasciato tutti attoniti.</p>
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